Internet of Things è un concetto non ancora pienamente concretizzatosi ma praticamente già superato: il mondo si sta lanciando a tutta velocità verso l'Internet of Everything. Si tratta di una vera e propria nuova era digitale, che trae le sue origini da una serie di fenomeni già sotto gli occhi di tutti: mobilità, fruizione di strumenti e contenuti mediante la rete, social networking e dall'evoluzione tecnologica che consente ora di portare connettività, potenza di calcolo e "intelligenza" in qualsiasi luogo e dentro qualsiasi cosa. Uno scenario che riserva molte nuove opportunità che Cisco Italia ha cercato di illustrare ed analizzare nel corso di un evento dedicato alla stampa.
Agostino Santoni, Amministratore Delegato di Cisco Italia, ha delineato le dimensioni della situazione: in vent'anni sono approdati al web circa due miliardi di individui e ci vorranno appena cinque anni perché essi raddoppino. Ma attualmente gli oggetti connessi alla rete sono cinque volte tanto, pari a 10 miliardi. Numeri da già da capogiro, ma che rappresentano ancora una parte infinitesima di ciò che potrebbe accadere nei prossimi anni: gli oggetti connessi oggi alla rete sono meno dell'1% del totale potenziale e le stime di Cisco parlano di oltre 15 miliardi di oggetti connessi nel 2015, che arriveranno nel 2020 fino a 50 miliardi.
Si stagliano all'orizzonte grandi opportunità, non solo economiche ma anche di innovazione e di evoluzione della società che va verso un futuro dove persone ed oggetti saranno profondamente interconnessi e iper-connessi. "Per il nostro paese, si tratta abbracciare il futuro, nonostante le difficoltà e la relativa arretratezza tecnologica e infrastrutturale che ancora ci affligge; come evidenziano i nostri studi internazionali sul Valore dell'Internet of Everything, chi adotterà con prontezza questo modello tecnologico e culturale potrebbe ricavare subito, già alla fine di quest'anno, importanti guadagni economici e competitivi" ha spiegato Santoni.
Quantifichiamo queste opportunità: secondo una serie di valutazioni condotte dalla compagnia californiana per i prossimi 10 anni la posta in gioco, a livello globale per il settore privato, è di oltre 14 mila miliardi di dollari. Se a ciò si aggiungono i vantaggi che l'Internet of Everything potrà portare ai cittadini, alle comunità, ai consumatori si comprende come il valore potenziale non sia esprimibile solamente in termini economici ma anche di qualità della vità, ricchezza di esperienze e via discorrendo.
Si tratta ovviamente di un momento particolarmente importante per la stessa Cisco che, con 15 miliardi di dollari di investimenti nelle attività di ricerca e sviluppo, delinea le proprie priorità da seguire per agganciare il treno IoE: il mantenimento e l'espansione della leadership nel settore dei router e degli apparati di rete (che rappresentano il core business della compagnia), una maggior attenzione nel campo datacenter e virtualizzazione, un nuovo impegno nel settore del mondo video e delle soluzioni di collaboration e l'impegno allo sviluppo di nuove architetture che agevolino la trasformazione del business. In questo contesto per la compagnia californiana i partner rappresentano una risorsa strategica: ma interlocutori che vengono ascoltati e sostenuti, dai quali emergono le principali esigenze del mercato e tramite i quali possono essere veicolate le nuove iniziative.
Ma perché l'Internet of Everything possa diventare realtà è necessario che avvengano alcuni cambiamenti nel mondo della rete. Flavio Bonomi, Cisco Fellow e responsabile della divisione Advanced Architecture and Research, parla di una maggiore distribuzione dell'"intelligenza" della rete, ovvero non più semplicemente un'infrastruttura di trasporto dei dati dove la potenza di calcolo sia disponibile solamente ai due capi (per esempio lo smartphone ed il server), ma un insieme di nodi in grado di elaborare i dati in maniera sinergica abilitando così nuove funzionalità che a loro volta consentiranno di combinare in maniera nuova e più efficiente le informazioni, con il valore aggiunto della contestualizzazione. Una distribuzione dell'intelligenza, quindi, che Cisco descrive con il concetto di "Fog Computing" complementare a quello di Cloud Computing.
E' quindi opportuno vedere la rete con occhi diversi, non più una semplice utility ma una piattaforma abilitante in grado di avvicinarsi sempre di più al mondo applicativo. Ciò significa fornire alle applicazioni stesse la capacità di lavorare meglio in un ambiente iper-connesso, in modo più sicuro e ottenendo dalla Rete quello che serve nel momento in cui serve, in termini di qualità, di sicurezza e di velocità.
E', in altri termini, necessario abbracciare il concetto di reti programmabili e definite dal software (SDN - Software Defined Networking), un approccio evolutivo alla progettazione delle reti, dove il controllo dei flussi di traffico può avvenire tramite funzioni software accessibili mediante API, rendendo il linguaggio delle reti più simile al linguaggio delle applicazioni e le reti stesse più flessibili, semplificando allo stesso tempo la complessità operativa.
Ci sono tre passi fondamentali da compiere per avvicinarsi al concetto SDN, ovvero separare il piano di intelligenza (controllo e routing) da quello del trasporto dei dati, quindi astrarre la complessità della rete per esporla e rappresentarla in modo semplice verso chi sviluppa le applicazioni ed infine rendere la rete programmabile mediante, appunto, le API. La risposta di Cisco alle esigenze SDN si concretizza in Cisco ONE (Open Network Environment), una serie di API, agent, controller e tecnologie di rete che mettono a disposizione quattro livelli di astrazione e programmabilità: dispositivo, rete virtualizzata, orchestrazione rete/datacenter e applicazioni. Cisco ONE permette inoltre di completare la rete programmabile SDN con gli elementi di gestione e analitica che consentono di estrarre le informazioni per creare business ma anche ottimizzare la rete in modo automatizzato.
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