Angry Birds, Google Maps, Facebook, Flickr, Twitter: tutte applicazioni che la NSA e i servizi di intelligence britannici hanno utilizzato per estorcere dati personali riguardo all'età, ai luoghi visitati, alle rubriche, e molto altro dei proprietari dei dispositivi mobile colpiti.
Le informazioni sono state diffuse partendo da alcuni documenti appartenenti ad Edward Snowden, l'informatico statunitense che, in collaborazione con il Guardian, aveva rivelato importanti informazioni riguardo allo scandalo PRISM e ai programmi di sorveglianza internet utilizzati dalle agenzie governative statunitensi per entrare nei sistemi informatici degli utenti.
Sfruttando le cosiddette "leaky app", di cui quelle che abbiamo citato poco sopra non sono che una minima parte, le agenzie governative statunitensi e britanniche collezionavano i dati sensibili degli utenti. La collaborazione fra le due organizzazioni ha inizio nel 2007, lo stesso anno in cui la NSA si è vista incrementare il budget operativo da 204 a 767 milioni di dollari, come riporta CNet.
I documenti rivelano che, solamente aggiornando un'applicazione Android, l'utente immette su internet un'ingente mole di dati, quantificabile in 500 linee di codice di cui le agenzie governative possono appropriarsi in maniera silente. La progressiva diffusione degli smartphone dal 2007 ad oggi ha giocato un ruolo importante, permettendo ad NSA ed agenzie governative simili di appropriarsi di un quantitativo impressionante di dati sensibili.
Rovio, fondatore di Angry Birds, ha lavorato con Millennial Media in modo da integrare nella serie di videogiochi un sistema per facilitare la creazione di profili per gli utenti. La società ha dichiarato di aver usato con discrezione i dati raccolti, esentando ad esempio l'inserimento di alcune generalità per i giocatori con meno di 12 anni. Angry Birds è stato scaricato da oltre un miliardo di giocatori in tutto il mondo, e rappresenta, secondo le nuove informazioni, una miniera d'oro nelle mani di NSA.
Non è tardata ad arrivare la risposta di Rovio: "La presunta vigilanza può essere condotta attraverso reti pubblicitarie di terze parti, utilizzate da milioni di siti web commerciali e applicazioni mobile", scrive la società coinvolta nello scandalo, come riporta BGR. "Se fossero le reti pubblicitarie ad essere prese di mira, nessun dispositivo connesso ad internet in grado di visitare pagine web sarebbe immune a tale sorveglianza. Rovio non permette ad alcuna rete di terze parti di utilizzare o gestire i dati sensibili degli utenti appartenenti ai servizi o alle applicazioni della società".
Insomma, se la NSA avesse estorto realmente dati dai server di Rovio, quest'ultima non avrebbe alcuna responsabilità, in base a quanto riportato da un comunicato, forse ovvio, particolarmente simile a quanto già fatto in passato da Microsoft, Google e Facebook.
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La NSA ci spia anche attraverso Angry Birds (e altre app), ma Rovio smentisce
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